La Composizione negoziata della crisi d'impresa (Cnf) rappresenta un importante strumento per facilitare una transizione meno traumatica delle imprese verso una soluzione delle difficoltà economico-finanziarie. L'attuale normativa che regola questo istituto lo distingue dagli altri strumenti di gestione delle crisi, poiché consente il suo utilizzo non solo in situazioni di crisi conclamata o insolvenza, ma anche in caso di semplici squilibri patrimoniali o finanziari.
Un aspetto rilevante riguarda i rapporti tra le imprese in difficoltà e gli istituti bancari.
Oggi, la legge prevede meccanismi che garantiscano la continuità dell’erogazione del credito durante lo svolgimento delle trattative. Questo è essenziale per conciliare due necessità apparentemente contrapposte: da un lato, quella dell’impresa di mantenere una sufficiente liquidità per perseguire il risanamento, e dall’altro, quella delle banche di tutelare la propria solidità patrimoniale, evitando azioni che possano comprometterla.
In passato, l’avvio di una procedura di composizione negoziata causava spesso una sospensione o interruzione delle linee di credito da parte delle banche. Tale condotta, però, rischiava di vanificare gli sforzi volti al recupero della salute aziendale.
Per risolvere questo problema, la normativa attuale ha definito con maggiore chiarezza il rapporto tra l’accesso alla composizione negoziata e le regole di vigilanza bancaria.
In particolare, è stato stabilito che la semplice adesione alla composizione negoziata non comporta automaticamente una riclassificazione negativa del credito in capo all’impresa. Questa novità ha introdotto un principio fondamentale: le banche sono chiamate a valutare caso per caso se l’impresa che ha avviato la composizione negoziata versi realmente in una situazione tale da giustificare l’applicazione della normativa prudenziale.
Tale valutazione deve basarsi non solo sullo stato attuale dell’azienda, ma anche sul piano presentato e sulle concrete possibilità di risanamento delineate.
Va evidenziato, inoltre, che la Cnf può essere attivata persino in una fase di pre-crisi, a patto che vi sia una reale possibilità di ripristinare l’equilibrio economico e patrimoniale dell’impresa.
La normativa vigente tutela gli istituti di credito nel proseguimento dei rapporti con l’azienda, escludendo la possibilità di future azioni legali per presunti abusi nella concessione del credito. Di fatto, ciò favorisce un atteggiamento più collaborativo delle banche nel supportare le imprese che intraprendono un percorso di risanamento attraverso la composizione negoziata.
In definitiva, questo strumento si rivela cruciale per bilanciare gli interessi reciproci dei soggetti coinvolti e creare un contesto favorevole alla ripresa economica delle imprese in difficoltà.
Se stai pensando di intraprendere questa procedura di gestione della crisi, è essenziale affidarti a un professionista specializzato in crisi aziendali. In questo modo, potrai valutare attentamente le soluzioni a disposizione e identificare quelle più adatte alla tua situazione specifica.
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